Trentino 2008
Categoria: Field trip

7 luglio 2008- Dopo quasi un anno dalla nostra ultima gita nel nord Italia alla ricerca di piante carnivore e non, ci mettiamo di nuovo in viaggio. Il gruppo quest'anno è formato da Gabriele, Maurizio, Emilio e Giulio. Arriviamo a tarda sera al campeggio di Pera di Fassa. Tempo brutto, speriamo domani sia meglio.


8 luglio 2008- Gabriele si sveglia alle 4.00, poco dopo si alzano anche Emilio e Giulio. Fatto sta che poco dopo le 5 i tre decidono di prendere la macchina e andare a vedere l'alba sul Passo Pordoi. Lungo i tornanti una sosta a ispezionare un ciglio stradale dove crescono diverse orchidee, poi su in alto fino a raggiungere il valico. Lo spettacolo è bellissimo; da oriente si alzano nubi simili a fumo dorato e le pareti di dolomia iniziano a colorarsi. Scendiamo, facciamo due passi e già ci imbattiamo nella prima pianta carnivora del giorno: Pinguicula alpina, scoperta da Giulio. Gabriele si infradicia completamente i piedi ma scopre le stelle alpine su un roccione. Emilio è in macchina semicongelato.

alba al PordoiOrchidee al PordoiP. alpina , PordoiAlba al Prordoi   

Ah, a proposito...Maurizio è a letto, lo sveglieremo con un sacchetto di bomboloni, paste e biscottini di montagna, raccolti per strada durante il ritorno. Recuperato Maurizio, intorno alle 8.00 si parte alla volta della Valle di San Niccolò, dove Gabriele spera di trovare il Cypripedium, una delle più rare e belle orchidee italiane. La valle è molto bella, nel primo tratto la strada percorre una gola piuttosto stretta, floridissima di vegetazione e stillante di umidità (sembra di essere nel Borneo, dicono tutti), e due torri di roccia ricordano l'isola del teschio di King Kong.

Escursione sotto la pioggia, poi il tempo si rimette. Percorriamo il sentiero detto "dei Russi" lungo un ruscello, all'ombra di una pecceta. Fotografiamo diversi fiori di montagna, tra cui il giglio martagone. Trovaimo anche poche piante di pinguicola alpina che crescono in una zona ombrosa fra l'erba umida: il risultato di questo particolare microambiente sono piante davvero grandi, fino a 10 cm, con foglie verde chiaro e poco involute.

Lilium martagonP. alpina , S. Niccolò

Guadiamo poi il ruscelletto e su una specie di isoletta, Maurizio scopre ancora P. alpina e un'altra pinguicola sulla cui identificazione Giulio e Gabriele dibattono a lungo: P. vulgaris o P. leptoceras? Il dubbio rimarrà.

P. leptoceras ?P. leptoceras ?

P. alpina generalmente resta in fiore fino a fine giugno, ma qui abbiamo la fortuna di trovare un paio di piante fiorite. Quando è fiorita, non ci sono dubbi sulla sua identificazione, grazie al fiore bianco e giallo che è un unicum tra le pinguicole italiane. Quando la pianta non è fiorita, la si può riconoscere dalle caratteristiche foglie molto involute, spesso bruno-rossastre se esposte al sole, e dalla capsula dei semi di forma appuntita. Le piante di questo sito sono molto piccole, involute e alcune molto rosse; "così devono essere le pinguicole alpine!!" dice Gabriele, che le considera tra le specie più belle.

P. alpinaP. alpinaP. alpina

P. alpina - fioreP. alpina - capsule

Facciamo ritorno alla macchina e nel tragitto ci attardiamo a fotografare i fiori nei pascoli.

Phyteuma sp.Lilium croceum - bulbilliLilium croceum


Prima di pranzo Gabriele vuole ancora tentare di trovare il Cypripedium in un'altra valletta vicino a Vigo di Fassa; risultato: del Cypripedium neanche l'ombra, ma in compenso ritroviamo l'onnipresente pinguicola alpina e altre specie di orchidee.

P. alpinaP. alpinaP. alpina

P. alpinaOrchis sp.Platanthera chlorantha


Nel primo pomeriggio sosta al lago di Carezza dove le pinguicole ci sono ma non possiamo vederle a causa delle recinzioni.

L. Carezza

Saliamo poi al passo del Lavazzè dove è segnalata la drosera intermedia. In una torbiera al bordo della strada ricca di sfagni, eriofori e nigritelle troviamo invece solo Drosera rotundifolia e Pinguicula vulgaris con fiori piccoli piccoli.

P. vulgaris dal fiore molto piccoloD. rotundifolia, LavazzèNigritella sp.

Più avanti, proprio sul passo, esploriamo un lago, ma non troviamo niente di particolarmente interessante.

9 luglio 2008- Gabriele, fra lo sgomento di tutti, non si arrende! Nuova escursione alla ricerca del Cypripedium sopra Moena. Dopo una camminata su una ripida salita sotto il sole lungo la quale temevamo di perdere Emilio (il quale si riprende solo dopo un'abbuffata di fragoline selvatiche), il sentiero entra in un bosco molto bello e si fa pianeggiante.

fragolinePhyteuma sp.

Pinguicola vulgaris un po' dappertutto, ma anche un gruppetto di P. alpina. Le piante di P. vulgaris sono sia in fiore che col frutto: caratteristica di questa specie è la capsula tozza a forma di pera; crescono su prato, su roccia, sul ghiaino del sentiero, al sole, all'ombra, su stillicidio o su terreno quasi secco: è chiaro che il problema substrato che si pongono molti coltivatori di pinguicole di montagna è veramente relativo. Sicuramente la cosa più importante per far crescere al meglio queste specie è garantire le altre condizioni al contorno: temperature fresche, acqua fresca e umidità dell'aria. Infatti, scavando per qualche centimetro intorno alle piante che crescevano in pieno sole, su un suolo superficialmente secco, si sentiva subito che il terreno ritornava umido e molto fresco. Va detto però che le piante che crescono in condizioni meno estreme risulatano più grandi e floride.

P. vulgarisP. vulgaris


Verso la fine del percorso, finalmente Gabriele trova il Cypripedium (gli altri ringraziano gli Dei della montagna), un bel cespone sfortunatamente sfiorito che doveva avere circa una ventina di fiori. Il prossimo anno a giugno si dovrà tornare per vederlo fiorito.

Cypripedium calceolus


Una nota di colore: "Maurizio e il nido" - Su un ponte di legno dove ci fermiano a bivaccare, Maurizio trova un vespaio molto particolare dalla forma sferica; dopo qualche foto, lo esamina a lungo e pensando che sia vuoto, decide di staccarlo e portarselo a casa. Una volta che lo ha preso però ci accorgiamo che al suo interno ci sono diverse pupe e a Maurizio iniziano i sensi di colpa. Il bravo "quasi-architetto" Gabriele appronta allora una tensostruttura in scotch di carta e ripristina la situazione iniziale.


Nel pomeriggio ci dirigiamo verso il passo di San Pellegrino, dove, sull'omonimo lago, Gabriele ci dice di aver trovato anni fa le tre specie di pinguicola alpine crescere tutte insieme e un possibile ibrido tra P. vulgaris e P. leptoceras. Il lago di San Pellegrino è un bello specchio d'acqua verde-trasparente e sul versante sud è ricco di acquitrini, sfagni, eriofori e rivoli d'acqua.

Lago San Pellegrino

In un acquitrinio su un muschio rossastro troviamo per prima P. alpina, ormai completamente sfiorita, ma di un superbo color rosso.

P. alpinaP. alpina

Vicino troviamo quasi subito anche le prime piante di P. vulgaris.

P. alpina e P. vulgarisP. vulgaris

P. vulgarisP. vulgaris

Più avanti si trovano un paio di piante a prima vista simili alla leptoceras ma che a un indagine più attenta rivelano avere caratteri intermedi tra vulgaris e leptoceras.

P. vulgaris x P. leptoceras ?

 Foto a sx fiore di P. ibrido?; nelle altre due foto confronto fra P. ibrido? (sx) e P. leptoceras (dx)

Nel frattempo Maurizio scopre in un rivolo d'acqua a monte del lago un bel gruppetto di P. leptoceras "tipica": i fiori sono molto grandi, con la famosa macchia bianca sui petali e sperone tozzo, petali molto larghi leggermente sovrapposti.

P. leptocerasP. leptoceras

 

Vedendo queste piante di P. leptoceras sparisce ogni dubbio che le piante con caratteri ibridi viste prima appartengano alla medesima specie, e ci convinciamo sempre più che si tratti di un ibrido.Nella sfagneta moltissime P. vulgaris, che si riconosce dal fiore più piccolo, dallo sperone assottigliato e dai petali non tangenti.

P. vulgaris


Ancora nella sfagneta troviamo altre leptoceras tipiche e un gruppetto molto particolare dai fiori molto pallidi con corolla più chiusa.

P. leptoceras con fiore chiaro

Cerchiamo tra gli sfagni e vicino all'acqua con la speranza di trovare qualche drosera, ma niente da fare.

Scendiamo in valle e decidiamo di arrivare fino alla Val di Fiemme a visitare una palude più bassa che abbiamo scoperto sulla cartina; lungo il tragitto ci fermiamo a una serra dove si acquistano vasi, sottovasi, stelle alpine e palme. Arriviamo in zona Cavalese e proseguiamo in una valletta laterale molto bella ricca di pascoli e larici giganteschi. A un certo punto vediamo in una conca risplendere i bianchi pennacchi degli eriofori alla luce obliqua della sera. Scendiamo fra l' erba alta (e ragni grossi come gatti) e raggiungiamo la piccola palude. Spulciamo e troviamo qualche P. vulgaris. Di drosera anche qui neanche l'ombra.

Emilio e Giulio


Fortunatamente il viaggio non è stato vano perché, a parte la bellezza del posto, troviamo un fantastico produttore di speck che fa anche ristorante e concludiamo quindi la serata con una grande abbuffata di speck, formaggio puzzone, canederli al burro, salsicce, costolette di maiale arrosto e polenta.

 

 

  

10 luglio 2008 - Ultimo giorno. Prima tappa Passo Rolle e Pale di San Martino. Ci fermiamo sul valico a scattare due foto, ma poi ci attardiamo nel prato a fotografare un sacco di P. leptoceras e a osservare la variabilità dei fiori di queste piante.

GiulioP. leptoceras Passo Rolle

Phyteuma sp.Emilio e P. leptoceras

P. leptocerasP. leptocerasP. leptoceras, calici

Alcune piante hanno già il frutticino: la capsula è quasi sferica e questo carattere le distingue facilmente da P. vulgaris e P. alpina.

P. leptoceras, capsule


Scollinando rimaniamo ammirati dal paesaggio che si apre sulla valle e ci fermiamo lungo la strada a scattare due foto ma, appena scesi dalla macchina, iniziamo a esplorare una collinetta rocciosa a bordo strada.

Pale di S. Martino

Scopriamo subito P. alpina che cresce sul ghiaietto di riporto e delle bellissime e pelosissime stelle alpine, Dryas octopetala, l'orchidea miniatura Chamorchis alpina, sassifraghe.

P. alpinaStella alpina

Chamorchis alpinaChamorchis alpina e P. alpina

Procediamo oltre, e Gabriele ci riprova: sosta ed escursione di mezzora sotto il Cimon Pala, alla ricerca del Cypripedium.
Naturamente nessuna scarpetta della Madonna, ma la passeggiata è comunque piacevole, al fresco degli abeti rossi.
Pranzetto frugale a San martino di Castrozza (peggio che a venezia: 4€ un minipanino preconfezionato) e poi su in cima alla Rosetta con la funivia.
Sembra di essere sulla Luna: una distesa candida di dolomia, apparentemente priva di vita.

Al rifugio della Rosetta

Se abbassi gli occhi però scopri fra le rocce i fiori nani che si sono adattati a queste condizioni estreme: sassifraghe, silene, salici, crucifere che per convergenza evolutiva hanno finito per assumere caratteri morfologici simili tra loro. Appena scesi dalla funivia iniziamo subito a esplorare tra le rocce e dopo un po' Emilio avvista un pulvino trapuntato di fiorellini azzurri. Gabriele inizia a urlare:"l'Eritrichium nanum, l'Eritrichium nanum!!!"

E zampetta fra le rocce come una capra fino a trovarsi faccia a faccia con quel batuffolo azzurro (notare che questa era una delle piante che avevamo cercato infruttuosamente lo scorso anno).

 

Eritrichium nanum

Eritrichium nanumNontiscordardime...

Esplorando il pianoro fotografiamo ranuncoli, soldanelle, genziane, sassifraghe, il piccolissimo papavero giallo, e due inaspettate pinguicole alpine. 

GenzianellePulvino fioritoRanuncoli e silene

Saxifraga oppositifoliaRock gardenPapavero giallo di alta quota

P. alpina alla RosettaSoldanella minimaSilene acaulis


Gabriele può dirsi contento (anche se neanche quest'anno ha trovato il raponzolo chiomoso). Adesso dobbiamo dare soddisfazione a Emilio, che per tutta la gita ha cercato la Drosera intermedia, che non ha mai visto in natura. Così in Val di Fiemme, mentre stiamo tornando a casa, facciamo una breve deviazione e andiamo a cercare la Palu' Longa, un'ampia torbiera in cui in passato si estraeva la torba, adesso zona protetta. Fortunatamente troviamo il posto con relativa facilità e in 15 minuti di cammino arriviamo alla palude.

Palu' Longa

Ci tuffiamo subito dentro, trovando quasi subito P. vulgaris. Procedendo verso l'interno si comincia a camminare sullo sfagno e compare D. rotundifolia; le piante crescono sullo sfagno e sono molto numerose.

D. rotundifolia, Palu' LongaD. rotundifolia, Palu' Longa

Oltre si trovano delle piccole pozzette di torba nuda in cui lo sfagno non cresce: ecco l'habitat tipico di D. intermedia e infatti, come da aspettativa troviamo dei tappeti rossi e gocciolosi di questa specie.

D. intermedia, Palu' LongaD. intermedia

D. intermediaD. intermedia, Palu' Longa

La luce radente del sole della sera rende lo spettacolo ancora più suggestivo e fa scintillare ogni gocciolina delle drosere come piccoli cristalli. Le piante sono numerosissime e crescono tutte su torba nuda e in situazione quasi anfibia, qualcuna cresce quasi sommersa su fusti molto allungati.
Ci avviciniamo al laghetto, Gabriele scova,rischiando di tuffarsi di testa nell'acqua, Utricolaria minor fra i giunchi, ninfee bianche e sfagni.

il laghetto della Palu' LongaNinfee alla palu' Longa


U. minor, Palu' Longa U. minor

U. minorU. minor

Pieni di soddisfazione guardiamo il sole scendere dietro gli abeti e illuminare anche gli ultimi eriofori, quindi ci incamminiamo verso la macchina. Anche quest'anno la gita può dirsi conclusa fruttuosamente e partiamo alla volta di Firenze.

 

- Vai alla galleria con le altre immagini della gita