
Corsica 2009 Categoria: Field trip Quest’anno è la volta della Corsica, dove il gruppo composto da Emilio, Gabriele e Maurizio, dedicherà qualche giorno alla ricerca di piante carnivore e alla scoperta di questa meravigliosa isola. Siamo certi di incontrare Pinguicula corsica, endemismo di quest’isola e molto diffusa ogniqualvolta si supera il limite degli alberi e ci si trova, tra i 1000 e i 2400 metri, sui prati alpini, lungo i ruscelli, su prati torbosi, su rocce stillicidiose. Incerto invece l’esito con Drosera rotundifolia var. corsica, descritta da Maire da una popolazione trovata al Lago di Creno e che alcune fonti danno per scomparsa dal lago e dall’intera isola. Questa varietà si differenzia dalla specie tipica soprattutto per la presenza di peli ghiandolari sulle brattee foliari e non tanto, come molti credono, per la presenza di piccole foglie carnivore sullo scapo fiorale. 15 luglio – l’arrivo
Alle 9 del mattino ci imbarchiamo a Livorno alla volta di Bastia dove arriviamo dopo 4 ore di traversata. Da Bastia ci dirigiamo verso St-Florent e da lì verso il Deserto des Agriates, zona completamente arida e rocciosa con poche piante sparse tipiche della macchia mediterranea. Le bellissime spiagge bianche sono raggiungibili solo da una stradina sterrata piena di buche che la nostra alfa 147 non ci permette purtroppo di percorrere. Puntiamo dritti alla spiaggia di Ostriconi che prende il nome dal fiume che lì sfocia e che forma proprio alle spalle della spiaggia un’interessante zona umida. A sinistra il deserto des Agriates; a destra la spiaggia di Ostriconi Al campeggio non ci sono però bungalow disponibili, il parcheggio per arrivare alla spiaggia è introvabile e così, dopo una capatina al vivaio Casa Fiorita (dove avvistiamo da lontano delle strane sarracenie… ma no! Sono solo delle lattughine!), rinunciamo e ci dirigiamo verso Corte dove passeremo due notti. A Corte troviamo la nostra prima pinguicola, un ibrido che cresceva in associazione con… Drosera capensis, Drosera aliciae, Dionaea muscipula… la Cresco arriva anche qua. Acquistiamo un libro sulla flora endemica dell’isola che ci servirà i giorni successivi per identificare le piante che incontreremo. Prima cena al ristorante U stazzu a base di frittelle di brocciu (tipico formaggio corso), terrina di cinghiale, affettati e flan; Emilio inizia a fare lo spuzzolo sul cibo. 16 luglio- Il lago di Melo (1711 m s.l.m.)
Risaliamo in auto le gole delle valle del fiume Restonica; le sue pozze di acqua fredda e cristallina sono invase da isolani e turisti. Colpiscono i monumentali esemplari di pino laricio, endemismo del mediterraneo che può raggiungere i 50 metri di altezza e i 2 metri di diametro; alcuni esemplari devono essere vecchissimi, sembra che possano vivere oltre mezzo millennio. Emilio avvista il pancrazio ellirico, specie endemica di Corsica, Sardegna, Elba e Capraia, anche se l’elbano Emilio dice di non averlo mai trovato sulla sua isola; nessun esemplare è purtroppo in fiore. A 1370 metri di altitudine si trova il parcheggio (a pagamento, 5 euro) da cui parte il sentiero per raggiungere i laghi di Melo e Capitello. Al parcheggio Emilio trova la prima digitale purpurea, nella sottospecie endemica dell’isola e ci fa perdere tempo scattando come al solito decine di fotografie, non immaginando che da qui in poi, nei prossimi giorni, ne incontreremo un po’ ovunque. A sinistra il sentiero per il lago; a destra la digitale purpurea Imbocchiamo il sentiero e poco dopo, in corrispondenza del primo rigagnolo d’acqua che lo attraversa, Gab avvista la prima popolazione di P. corsica che si estende sia al di sotto che al di sopra del sentiero. Per Maurizio e Emilio è il primo incontro con questa specie. Gabriele l’aveva invece già vista qualche anno fa, in agosto, quando le piante erano già sfiorite; la speranza di quest’anno era di trovarne dei bei prati fioriti, ma questa prima popolazione ha già tutte le capsule aperte. Le rosette di questa specie sono piuttosto grandi (noi ne abbiamo trovate molte con diametro superiore ai 10 cm), le foglie, generalmente verdi-giallastre, raramente brunastre, sono molto larghe. Anche il fiore è grande, di colore va dal bianco al violetto. Lungo il sentiero si incontrano anche delle belle lucertole con code dai bellissimi colori blu-viola quasi metallizzato. Poco dopo, prima del rifugio che si incontra sul sentiero, su una parete rocciosa quasi verticale su cui scorre un rivolo d’acqua incontriamo ancora belli esemplari di P. corsica. Facciamo una prima sosta dopo circa mezzora di cammino, vicino a un bel ruscello dove troviamo anche lo sfagno, ma niente drosere, “solo” tante pinguicole che crescono sul prato muscoso e su sfagno. Troviamo anche la prima pinguicola in fiore, una delle poche che incontreremo nel nostro viaggio. Dopo essersi un po’ rifocillati, Emilio si fa tentare dalle limpide acque del ruscello e si tuffa urlando come un pazzo per la temperatura gelida dell’acqua. Ripartiamo. Maurizio e Gabriele prendono il sentiero sulla destra del torrente, Emilio quello sulla sinistra. Il versante che sceglie Emilio è quello più ombroso. Lungo il sentiero, che percorre un ghiaione ormai stabilizzato, Emilio trova due piccole stazioni di pinguicola, al solito dove scorre l’acqua, quella più in alto con qualche pianta in fiore; ma anche qualche specie endemica: Aquilegia bernardii, Phyteuma serratum, Narthecium reverchonii e un’orchidea rosa. Da sinistra: Aquilegia bernardii, P.corsica, Phyteuma serratum Il sentiero sulla destra che fanno Maurizio e Gabriele (indicato su un cartello come ‘più sportivo’) si snoda tra rocce e grossi massi ed è sicuramente più complicato in salita anche se è sicuramente consigliabile per la discesa; anche qui qualche pinguicola tra i massi di una cascatella e molti raponzoli chiomosi. Anche se il sentiero per il lago di Melo è indicato come da 1 ora, arriveremo, tra qualche sosta e tante foto, dopo poco più di 3 ore, intorno alle 13. Il lago è affollato, intere famiglie che bivaccano e bambini che si tuffano. E’ un tipico lago alpino, incastonato tra le rocce. Sul lato occidentale c’è però una zona verde e pianeggiante (fortunatamente parzialmente recintata per evitare il calpestio di umani e bovini) in cui c’è una torbiera attraversata da molti canaletti d’acqua. C’è poco sfagno e, anche nell’ampia zona non recintata, un’infinità di pinguicole, molte delle quali calpestate da persone e mucche; solo pochissime con il fiore, di un colore da bianco a bianco-violetto. Nella foto sopra: notare la quantità e dimensioni delle prede. Nelle foto sotto: a sinistra un sentiero di pinguicole; a destra pinguicole su suolo molto secco, così tante che era quasi impossibile non calpestarle. Maurizio, solito broccione, scaraventa la macchina fotografica in una pozza… meno male che la voleva cambiare!! Qui molte piante crescono anche su ghiaia in zone superficialmente molto secche. Cerchiamo a fondo nella speranza di trovare anche qualche drosera (in verità qui mai segnalata) ma non troviamo niente. Scendiamo a tardo pomeriggio. Cena in stanza a base di ravioli in scatola (accettabili quelli al ragù di Emilio e Mau, praticamente immangiabili quelli da 90 centesimi al pomodoro di Gab… anche se poi abbiamo finito anche quelli): spesa 1,50 euro a testa. 17 luglio- Il lago di Nino (1743 m s.l.m.)
Lasciamo Corte in direzione Col de Vergio dopo che Emilio ha comprato diverse cartoline raffiguranti il lago di Creno, la sua voglia di drosera è alle stelle!! Attraversiamo in auto le bellissime gole della Scala di Santa Regina. La strada è stretta, le rocce di granito rosso sembrano un set perfetto per un film western. Il parcheggio da cui parte il sentiero per il lago si trova a Poppaghia, a 1076 m; la camminata per raggiungere il lago, data come da 2 ore e mezzo, si prospetta lunga e impegnativa. Solo la prima parte del sentiero è semplice e si snoda nel bosco di pino laricio. La parte successiva, la più lunga, è sui fianchi scoscesi, rocciosi e aridi della montagana. Il percorso è indicato oltre che da segnali di vernice gialla anche da ‘omini di pietra’, mucchietti di sassi accatastati a mo’ di piramide (a un certo punto sembra di trovarsi tra le lapidi di un cimitero). Gli ominidi pietra Tra le nostre solite soste e il tempo speso per scattare foto, arriviamo sfiancati al lago dopo più di 4 ore. Lungo il cammino troviamo due stazioni di pinguicola: la prima in una zona umida nel bosco, l'altra sul versante spoglio della montagna ma comunque sempre in prossimità di piccoli corsi d’acqua. A sinistra una pinguicola nella prima stazione; a destra Maurizio che fotografa le pinguicola nella seconda stazione Ci imbattiamo anche in una mucca semi-mummificata; Emilio le fa un servizio fotografico completo e azzarda un’ipotesi di decesso: l’animale deve essere precipitato lungo i fianchi della montagna e nella caduta deve essersi auto-incornato. Il colpo d’occhio del lago dalla cima del monte non è da poco: il lago è circondato da un verde prato in cui pascolano allo stato brado numerosi cavalli e qualche mucca. Rimaniamo attratti dalle cosiddette ‘pozzine’, tipiche di molti laghi della Corsica, piccoli specchi d’acqua che si aprono tra il verde del prato, spesso collegati tra loro da piccoli canali d’acqua. Appena scendiamo sul prato intorno al lago ci accorgiamo però dei danni che fanno gli animali al pascolo: calpestio, vegetazione divorata, escrementi ovunque. Le pinguicole sopravvivono numerose solo ai margini del pascolo, in zone meno battute dagli animali e in zone più aride; molte hanno già le capsule vuote, alcune stanno già producendo gli ibernacoli. Alcune di un bel colore rosso-brunastro. Pinguicole al lago di Nino. Nell'ultima foto: notare le pinguicole che crescono anche in posti particolarmente secchi Esploriamo a fondo le pozze, anche nella zona sud-est del lago; l’ambiente sembra perfetto per le utricolarie acquatiche, ma non ne troviamo. C’è anche lo sfagno ma anche qui niente drosere. Ci avviciniamo al lago e ci accorgiamo che quella che da lontano sembrava una riva fangosa, non è altro che una distesa di foglie verdi-brunastre di Potamogeton; è presente anche il trifolgio fibrino. Non troviamo pinguicole in fiore. Anche qui notiamo che le piante catturano moltissimi insetti, anche di una certa dimensione (non di rado abbiamo trovato delle mosche sulle foglie). Stiamo un paio di ore e poi ci incamminiamo per il ritorno. Emilio, nella discesa, mentre si rinfresca nelle acque di un ruscelletto, trova dei piccoli tritoni che meritano, ovviamente, un bel servizio fotografico. Vicino alla pozza dei tritoni ancora pinguicole di dimensioni notevoli. Passeremo questa notte, e anche la successiva, nella pensione U pozzu di Evisa, a cui arriveremo facendo la gincana tra maiali e mucche che passeggiano tranquillamente in mezzo alla strada. Particolari in Corsica i cartelli stradali quasi tutti usati dagli isolani come bersagli per il tiro a segno. A bordo strada Gab riconosce dei cespugli della velenosa belladonna e Emilio si catapulta dalla macchina per raccoglierne delle bacche (vorrà farci la marmellata?). La sera il tempo peggiora, si alza il vento e inizia a piovere. Ci concediamo una bella cenetta in un ristorantino in cui gustiamo fois gras, anatra, orata, tonno arrosto, tarte tatin… Emilio storce ancora un po’ la bocca. 18 luglio-il mare
La mattina del sabato il cielo è ancora nuvoloso e l’aria è fresca. Decidiamo di andare verso il mare. Facciamo due passi a Porto, una costosissima petite dejuneur, e risaliamo in macchina. Andiamo verso la zona dei calanchi (patrimonio UNESCU) che si trova lungo la strada che va da Porto a Piana. I calanchi lascano senza fiato. I calanchi Dopo aver pranzato a Piana, scendiamo alla spiaggia di Ficajola. La caletta è bellissima ma il mare è molto mosso, impossibile tuffarsi. Al ritorno ci fermiamo prima di Ota per imboccare a piedi un sentiero che percorre le gorges de Spelunca, scavate dal torrente Roisseau d’Aitona. Facciamo solo la prima parte del sentiero, in direzione Evisa, fino al vecchio Ponte à Zaglia che risale al 1797. Le gole della Spelunca A parte il bel panorama e la presenza di Osmunda regalis lungo le rive del torrente, non c’è niente di particolare da segnalare. Cena in camera a base di piatti economici: cus cus per Mau, niente per Gab e, udite udite: insalata di fusilli in scatola per Emilio che senza la pastasciutta (se così si può chiamare quella pappa marroncina) rischiava di morire di nostalgia. 19 luglio- il lago di Creno (o Lac de (du) Crenu, o ancora Lavu de Crena; 1310 m s.l.m.)
Partiamo da Evisa, fa molto fresco, in direzione Vico (dove ci fermiamo per la colazione) e poi Soccia, dove arriviamo intorno alle 10.30. Il parcheggio, gratuito, da cui parte il sentiero per il lago, si trova a circa 1000 m. Volendo si potrebbero risparmiare le gambe e approfittare, ovviamente pagando, del trasporto su muli e cavalli ma, anche se Gab in realtà è tentato, andiamo a piedi. Maurizio e Emilio sono particolarmente emozionati per quella folle (secondo Gab) speranza di poter trovare la Drosera rotundifolia var. corsica. Il sentiero è abbastanza semplice e dopo una prima parte un po’ più ripida e assolata entra, dopo una quarantina di minuti, in un bosco di pino laricio e si fa più pianeggiante. Troviamo una prima zona umida in prossimità di una fonte; ci infiliamo nel bosco al di sotto del sentiero ed ecco ancora, a pochi metri, le immancabili pinguicole che qui crescono all’ombra e che devono essere state da poco calpestate dalle mucche. C’è anche un po’ di sfagno e via a spulciare la zona in cerca della mitica drosera, ma niente da fare. Arriviamo al lago, Emilio resta un po’ indietro a scattare le sue solite infinite foto. Mau e Gab si avvicinano alla sponda nord ricca di sfagno purtroppo stracalpestato da famigliole in festa e mucche voraci. Parlottiamo della tristezza della situazione, chiedendoci come mai il sito non sia stato protetto, perlomeno recitandone una parte per evitare il calpestio, e poi, abbassando lo sguardo, Maurizio vede due macchiette rosse sul verde del prato, si avvicina e… è lei!!! Due piccole drosere, non più grandi di 3 cm, rosse e molto prostrate… per non dire calpestate. L’emozione è grande, chiamiamo Emilio che da lontano ci fotografa non capendo cosa sia tutta quella nostra concitazione. Si avvicina e appena le vede inizia a urlare, quasi si mette a piangere. Ispezioniamo la zona attorno, ma sembra che nel raggio di una ventina di metri non ce ne siano altre. Già immaginiamo lo scalpore che avrà la notizia tra gli appassionati di piante carnivore. Emilio si sposta ancora più in là, ispeziona un cuscino di sfagno proprio al margine del lago ed ecco ancora altre 3 piantine nascoste, verdi, quasi invisibili; come avrà fatto a scovarle? Siamo sempre più gasati, una di queste ha anche lo scapo fiorale; i fiori non sono aperti ma si notano bene i piccoli peli ghiandolari sulle brattee, caratteristica tipica di questa varietà di D. rotundifolia: è proprio lei!! Continuiamo il giro del lago e sul versante sud, meno calpestato, gli isolotti di pochi metri quadrati, ricoperti di sfagno, sono sempre più ricchi di drosere, anche molto più grandi; moltissime hanno gli scapi fiorali eretti, anche se purtroppo nessun fiore è aperto… sono ovunque. Scopriamo che al rifugio in riva al lago, su un cartello esplicativo ne è segnalata la presenza. Ma allora questa storia dell’estinzione? Possibile che nessun appassionato o botanico sia venuto quassù negli ultimi anni? Mah! Indagheremo, molto probabilmente c’è stata solo un po’ di confusione. Al bordo del lago non troviamo nessuna pinguicola che invece era segnalata, stando a notizie trovate su internet. Siamo comunque soddisfatti e Emilio realizza un suo vecchio sogno: fare il bagno nel lago di Creno; gonfia il suo materassino e si immerge, dando spettacolo, facendo il giro del laghetto canticchiando. Il tempo stringe, vorremmo rimanere ancora, diamo un’ultima occhiata al magnifico panorama che si apre tra gli alberi a sud del lago da cui si ha una veduta mozzafiato delle montagne circostanti, e ci incamminiamo; dobbiamo arrivare a Bastia e trovare dove dormire, ci aspettano 4 ore di auto. Superato Col de Vergio (1478 m) Gab dà il suo stop: a bordo strada ha avvistato un’altra stazione di pinguicole che crescono sulla roccia bagnata. Le piante sono a prima vista leggermente diverse da quelle incontrate finora. Le foglie sono più involute, molto ondulate, più strette e più erette, ma secondo Gab queste caratteristiche dovrebbero essere portate dal particolare ambiente in cui questa popolazione si trova a crescere. Arriviamo a Bastia intorno alle 21, passeremo la notte in campeggio. Montiamo la tenda ed andiamo a cercare dove mangiare e scopriamo che tutti i ristoranti e persino trattorie, fast-food e bar alle 22.30 non accettano più clienti. 20 luglio- il ritorno
Mattinata dedicata ad un giretto per Bastia e all’acquisto di qualche souvenir… soprattutto gastronomico. Alle 15 ci imbarchiamo e alle 19 arriviamo a Livorno. Altre foto nella galleria fotografica CORSICA 2009 |