logo


 
Cerca






Ricerca avanzata


 
Statistiche

 
Accessibilità

Articoli

La seconda volta - Andalusia 2009
Categoria: Field trip

Rieccoci in Spagna, dunque.

La vista di tante piante in natura, l'anno scorso, aveva lasciato il segno, così che tornare era quasi un'esigenza... oltretutto c'era rimasto un po' qui il fatto di non aver visto i drosofilli in fiore. Stabilita la data del viaggio (fine aprile), più complicato è stato mettere insieme il gruppo, basato sul "nocciolo duro" dello scorso anno (Gabriele, Maurizio e me) fra inviti, ripensamenti e disdette. E proprio all'ultimo Gabriele, il nostro Oracolo, ha dovuto rinunciare per motivi familiari, lasciandoci però un dettagliato promemoria e l'invito a rispettarlo il più possibile. In partenza sono dunque: Giulio Pandeli, Lucio Semboloni, Maurizio e la sottoscritta.
Il giro è stato un po' più ampio e lungo della volta scorsa, e oltre a Drosophyllum lusitanicum e Pinguicula lusitanica abbiamo avvistato P. vallisneriifolia e P. mundii; inoltre abbiamo visitato più a fondo Siviglia e Granada, e scoperto la meravigliosa Mezquita di Cordova.
Efficiente, debbo dire, il modo in cui ci siamo divisi i compiti: Gabriele, come detto, ha steso un itinerario formidabile, Mau si è occupato del viaggio in aereo, Lucio del noleggio auto e del GPS, io dei pernottamenti e delle telefonate; Giulio, infine, ci ha illuminato con la sua fotografica, hemingwayana presenza :o)

Abbiamo selezionato un po' di immagini del viaggio, accompagnandole solo con pochi, stringati commenti. Altre foto sono presenti nella sezione foto, divise per genere di pianta e città.

I (25 aprile) - Arrivo, Cadice

Cadice

 

Costa

Niente levataccia stavolta, l'aereo da Pisa parte alle tre di pomeriggio; a Siviglia troviamo un'aria freschetta che preannuncia il tempo non bellissimo dei primi giorni. Non rimpiangeremo di essere partiti coi giubbotti imbottiti, anzi!
Prima tappa con l'enorme Citroen Berlingo a nolo [comodissima... ma come diavolo si sbloccano le portiere dietro??] è Cadice (Cadiz), sull'Oceano Atlantico, dove facciamo un breve giro di ricognizione e un primo rifornimento alimentare: pesce fritto per tutti, tranne Giulio (per noi già diventato Julio Hemingway) che dopo lunghe ricerche nei tanti chioschetti torna trionfante con Mars e Kinder Bueno. E poi la spuzzola sarei io!
PS: oggi Festa della Liberazione in Italia, non dimentichiamolo (e non dimentichiamoli).

 

II (26 aprile) - Conil, la Tempesta
Prima notte in un campeggio a Conil de la Frontera; quando albeggia o giù di lì si sentono raffiche e sibili tremendi, pioggia e grandine, il vento infuria, ma siamo tranquilli, pensando: siamo sull'oceano, è normale. La mattina usciamo schivando rami portati dal vento, e notiamo uno degli eucalipti del camping crollato bel bello su una casetta. Forse non è così normale neanche qui, tutto 'sto vento... Andiamo alla spiaggia e lo spettacolo è impressionante, col vento la sabbia si è trasformata in torrenti impetuosi ed è difficile anche stare dritti, mentre occhi e capelli si riempiono di granelli e la pelle punge. In tutto questo, qualche pazzoide fa jogging come se nulla fosse. I TG parleranno poi di "tornado a Conil". No, decisamente non era normale, quel vento.

Conil vento

Momento saliente Lucio: quando, a tu per tu con delle tortore, se ne esce con un: "Strani ucceli, saranno...  piccioni dal collare?".

Facinas - Pinguicula lusitanica

Costa

 Costa

Si arriva nella valletta della "nostra" pinguicola, il posto è inconfondibile. Tempo coperto, terreno infangato, ma saliamo le poche decine di metri che separano lo sterrato dalle piantine; tantissime, in un'area - mi pare - più ampia dello scorso anno, in fiore, forse in generale più piccole (a parte un paio di esemplari-monstre immortalati con tanto di metro). Cade qualche goccia di pioggia, l'umidità ci assedia dall'alto e dal basso e quando torniamo all'auto le nostre scarpe sono a dir poco impresentabili. Qui finisce anche l'avventura del primo paio di calzini di Mau, rinchiusi a marcire in un sacchetto di plastica per il resto del viaggio. Non è dato sapere se siano stati infine liberati o giacciano ormai in qualche discarica...

Ci dirigiamo verso Los Barrios, uno dei più bei siti di drosofillo trovati lo scorso anno e imbocchiamo una stradina di montagna che ci era stata indicata dall'Oracolo, nella speranza di trovare nuovi siti interessanti. La strada è sterrata e piena di buche ma noi, imperterriti, andiamo avanti. Dopo un'oretta la situazione si fa drammatica, la strada ormai è un fiume di fango e la nostra macchina inizia ad impantanarsi. Che sfiga, rinunciamo e torniamo indietro, un paio d'ore tristemente buttate al vento... e l'auto impresentabile.

Puerto de Galis - Drosophyllum lusitanicum

Puerto de Galis

Costa

Arriviamo finalmente a Los Barrios, siamo a poche centinaia di metri dal drosofillo, ma la sfiga ci perseguita: strada interdetta per via di un rally, dobbiamo ripiegare su Puerto de Galis. Mau indica la strada a colpo sicuro, ecco la scarpata con i drosofilli inframmezzati alle querce nane (li ricordate?); ora sono cresciuti e sopravanzano le querce stesse. Sono fioriti, sì! Ma è tardo pomeriggio e i fiori sono quasi chiusi. Intorno, tripudio di cisti, note piantine di accompagnamento e anche un Cytinus ben nascosto, prossimo a fiorire. Vi sono drosofilli anche dall'altra parte della strada, Mau e io non ricordiamo che ci fossero l'anno scorso; in particolare un bel gruppo di piante sotto a un albero acchiappa gli occhi.

Alla pensione di Jimena in una notte si è: fulminata una lampadina, rotto un phon, persa la chiave di una camera. D'altra parte il lavandino in camera sgocciolava sulle scarpe messe ad asciugare. Pari e patta e degna conclusione del giorno della sfiga.

 

 

III (27 aprile) - Niente di fatto
Cerchiamo Drosophyllum lusitanicum seguendo delle coordinate geografiche fornite dai cechi, percorrendo uno sterrato su terra rossa intorno a Gaucin, ma oltre ai soliti cisti non si vede nulla d'interessante. Senza  l'Oracolo, ci sentiamo un po' incapaci. Giornata da ricordare per i paesaggi e le orchidee in cui ci imbattiamo a più riprese, per una veloce visita a Ronda e, a punta Cabopino (presso Marbella), per la lunga passeggiata sulla spiaggia prima di cercare la cena. Il locale lo sceglie Giulio, e i piatti sono resi ancora più "invitanti" dai delicati apprezzamenti di Mau, dal salame che "piscia in bocca" alle trippe che "odorano (e sanno) di culo", a una roba descritta come "sangue di maiale appena sgozzato, cotto". Cioè, buon appetito, se ne è rimasto!
Momento Lucio: quando scopre il meccanismo di sblocco delle portiere dietro. Siamo liberi!

IV (28 aprile) - Granada
La città, o meglio la striscia continua di città in cui si allunga Marbella verso Malaga, è impressionante: la riva non esiste quasi più, l'autostrada corre a pochi metri dal mare e i pochi spazi di rispetto stanno evidentemente andando incontro alla cementificazione. La vista è talmente angosciante che mi metterà di cattivo umore fino all'ingresso all'Alhambra.
Mau sostiene che abbia detestato Granada appena ci misi piede l'anno scorso; io nego, ma sta di fatto che, Alhambra a parte, non mi abbia "preso"; non entro in Cattedrale, mentre le viuzze e le case bianche dell'Albaycin, antico quartiere patrimonio UNESCO, mettono d'accordo tutti. Lì pranziamo e pregustiamo la fortezza rossa, stavolta non più miraggio: abbiamo i biglietti acquistati via Internet. D'altra parte non siamo in Semana Santa, e all'ingresso non troviamo lunghe file invalicabili ma un cane e pochi sparsi turisti. Delle architetture nella cittadella, mi ha colpito moltissimo il Palazzo di Carlo V ("il meteorite"), col suo simbolico penetrarsi di perfezione del cerchio nel quadrato, e il complesso dei Palazzi Nasridi (Nazaries) con la raffinatissima, paziente perfezione di pareti, passaggi e portali incisi. Il gioco di stanze che si affacciano sul panorama verde e bianco della città si ripropone nei giardini del Generalife, stavolta giocando fra architetture di verde o comunque all'aperto. Quando giungiamo al culmine dei giardini, il sole si è finalmente ripreso il dominio del cielo e rende ancora più gustosa la contemplazione del tramonto e di possibili vite precedenti come califfi o, meglio ancora, come mogli di califfi.

V (29 aprile) - disperatamente cercasi P. vallisneriifolia
La Iruela
Gabo aveva segnato una zona da esplorare con possibile presenza di Pinguicula vallisneriifolia. Al mattino siamo lì, seguiamo a piedi un ruscelletto promettente, ma sembra non esserci niente e il sentiero presto devia lontano dall'acqua. Dopo qualche altro centinaio di metri torniamo indietro, puntando sul sicuro.

Rio Borosa
La località è abbondantemente segnalata e conosciuta, ma gli ultimi insuccessi ci riempiono di dubbi: riusciremo a trovare qualcosa? Su uno schermo, nell'ufficio informazioni, scorrono immagini di flora e fauna della regione; appare anche lei, P. vallisneriifolia... che tristezza per noi rudi esploratori che sognavamo di scoprire siti sconosciuti. Mau sente l'Oracolo, e viene fuori che al mattino siamo stati proprio a un passo dalla popolazione de La Iruela: bastava passare un muro in pietra sul torrente! Siamo un po' scornati, rapido consulto per capire se val la pena tornare indietro e riprovare - ma certo che sì! Abbiamo fatto 2000 km per essere qui, tanto vale allungare un po' e "scoprire" un'altra popolazione. Rapidissima visita a un giardino botanico rurale e poi via, sentiero del Rio Borosa dove, all'altezza della Cerrada de Elias, dovremmo trovare le pinguicole. Il passo è sostenuto (prima di sera ci aspetta La Iruela). Caldo, caldissimo e per qualcuno il timore di camminare troppo; il nostro punto è però giusto a metà strada, arriviamo in non più di un'ora, e le piantine ce le troviamo praticamente in faccia. Una passerella in legno segue il torrente che scorre ora in un canyon dalle pareti ripidissime, bagnate, dove P. vallisneriifolia domina incontrastata. Le piante sono grandi, verdissime, in procinto di fiorire (solo una ha il fiore aperto); dalla parte opposta del canyon, molto più soleggiata, si vedono altre fittissime piante, macchie verdi punteggiate dal lilla chiaro dei fiori e, qualcuna, con le foglie già molto allungate.
Ci fermiamo a bivaccare più avanti, dove il canyon si apre e le pinguicole spariscono, poi torniamo indietro, scattando ancora numerose foto.

La Iruela 2
Torniamo a La Iruela; al mattino ci eravamo fermati nel posto giusto, sarebbe bastato non farsi scoraggiare dal muro e da una piccola arrampicata! Comunque ora siamo qui, foto e video anche per questa foltissima popolazione, anch'essa a qualche giorno dal grosso della fioritura. Il fiore è più scuro e le piante sembrano più grandi rispetto a Rio Borosa, e crescono in una sorta di doccia perenne - altro che stillicidio! Inutile dire che andiamo via fradici, frastornati dalle cascate che vivacizzano queste alte pareti, ma molto soddisfatti per aver raggiunto quasi da soli questa bella popolazione.

VI (30 aprile) - Rio Mundo
Oggi abbiamo visto Pinguicula mundii! Alla sorgente dell'omonimo rio, percorrendo un sentierino assai meno periglioso e lungo di quanto indicassero le guide. Esplorazione piccola valletta laterale con altri esemplari, le zone più asciutte sono occupate da primule abbarbicate alle pareti. Tira un vento fortissimo! Impossibile o quasi immortalare l'unico fiore a portata di obiettivo, nonostante i consigli tecnici di Lucio, mentre non mancano piante o particolari interessanti.
Di ritorno dal Rio Mundo approdiamo all'Embalse del Tranco, dove abbiamo ammirato diverse varietà di orchidee, un paio notevolissime. Consideriamo l'idea di convertirci da cacciatori di carnivore a cacciatori di orchidee...

 

Alla sera arriviamo a Villafranca di Cordova con 10 °C in più; ceniamo in un piccolo ristorante ostinatamente cercato in alternativa all'hotel locale che ci indicano tutti, mangiando veramente come dei buoi.

VII (1 maggio) - Cordova
Altra giornata culturale, con un tempo finalmente caldo anche se non del tutto sereno (meno male, se no cuocevamo). La Mezquita: meravigliosa! Il Ponte Romano, che di romano ha solo parti delle fondamenta: mah. Se non fosse che è completamente diverso, però, ricorda molto quello di Praga. Il Tempio Romano, di cui sopravvivono alcune colonne: ahò, noi c'avemo Roma!
A pranzo ci facciamo fregare come degli americani qualsiasi pagando 12 euro un piattino di assaggi (in quattro!) atteso una vita. La città è davvero bella ma riemerge prepotente il richiamo della natura, è ancora presto e Mau sente l'appuntamento mancato coi "suoi" drosofilli di Los Barrios: la sua propaganda funziona, optiamo per una larga deviazione a sud prima di andare a Siviglia!
Momento saliente Lucio: quando scopre il pulsante per impostare la velocità di crociera dell'auto :o)

Los Barrios - Drosophyllum lusitanicum
Ritroviamo i drosofilli "Loc. I" con la luce calda del tardo pomeriggio e, beh, l'emozione è grande. Dopo il fermento turistico di Cordova, poi, è molto suggestivo ritrovarci su queste scarpate scoscese, il rosso della terra riflesso sempre più nel rosso del tramonto, le voci di due ragazze che cantano accompagnandosi con le mani, appollaiate nella "bocca del cane" (una roccia poco distante)... e decine o centinaia di fiori gialli di drosofillo - purtroppo già serrati.
Mau ritrova "Esemplare monumentale" e quasi se lo porta via... scivolando. Si nota una generale debolezza delle piante, probabilmente dovuta alla fioritura, con dimensioni e rigoglio ben lontani dallo scorso anno.

Nel pianoro in alto, al contrario, gli sparsi drosofilli dal tronco contorto e strisciante sono divenuti stupendi, foltissimi cespugli gonfi di fiori e di boccioli. Diverse piante sono già alle prese con le capsule di semi e sono piene di nuove, grandi foglie. In controluce l'effetto di questi ammassi luccicanti è notevole, e si dice che Julio Hemingway avesse le lacrime agli occhi per la commozione...
Notte all'Ostello Pizarro di Alcalà de los Gazules, dove si cena pure benissimo, e qui la commozione si fa generale (è anche l'ultima sera) nonostante i giochini di logica con cui Mau ci tormenta ormai da ieri.

VIII (2 maggio) - Siviglia
Si va a Siviglia: mentre Lucio, Mau e Julio H. visitano l'enorme Cattedrale (è la maggiore chiesa gotica del mondo) con la sua Giralda, io mi faccio un giretto: chiesina di Santa Cruz, una torre, apparentemente niente di fenomenale. Pranzo con tapas e altre cosette alla "casa del polpo" vicino alla cattedrale; finalmente fa proprio caldo ed è poi un piacere girare tra i giardini del Murillo e quelli di Maria Luigia, dove ci soffermiamo davanti al padiglione USA e a quello peruviano. E' tempo di Feria, festa di maggio (ma per un motivo o per un altro qui sono sempre in festa), in giro è pieno di famiglie, coppie, bambini in costume tipico, magari in carrozza o a cavallo.

Mau lascia in ricordo a Siviglia i suoi scarponi ormai sfondati, indi riconsegnamo l'auto e ci portano in aeroporto: si torna.

Voliamo. Bellissima la Sierra Nevada che si frappone, striscia bianca, tra la terra e il mare, sembra impossibile che resista proprio lì, lunga e sorniona, lei sì ancora miraggio che aspetta...


Collegamenti utili
-> Drosophylliana - Andalusia 2008
-> Immagini del 2008
-> Immagini del 2009



print


Liberamente ispirato a Mollio
av